Cos'è la retinite pigmentosa

La retinite pigmentosa non è una singola malattia, ma una famiglia di distrofie retiniche ereditarie accomunate dalla progressiva degenerazione dei fotorecettori, le cellule della retina che traducono la luce in impulso nervoso. Il nome viene dall'aspetto del fondo oculare osservato nelle fasi conclamate: depositi pigmentari dalla forma caratteristica, paragonati alle "spicole ossee", che si dispongono lungo i vasi retinici a seguito della migrazione del pigmento dell'epitelio pigmentato retinico in risposta alla sofferenza cellulare.

La trasmissione è genetica. Sono note tre principali modalità di ereditarietà — autosomica dominante, autosomica recessiva e X-linked — e oltre cento geni le cui mutazioni possono dare origine al quadro clinico. Questa variabilità genetica spiega perché due pazienti con la stessa diagnosi possano avere storie cliniche profondamente diverse: età di esordio, velocità di progressione, prognosi visiva sono parametri molto eterogenei.

I sintomi: come si manifesta nella vita quotidiana

Nella nostra esperienza, i pazienti arrivano alla prima visita lamentando sintomi che inizialmente avevano sottovalutato. La sequenza tipica è questa:

  • Difficoltà a vedere al buio (nictalopia): spesso il primo segnale. Il paziente racconta di non riuscire più a guidare di sera, di urtare oggetti in casa quando le luci sono basse, di adattarsi con difficoltà al passaggio da ambienti luminosi a stanze in penombra. È il riflesso del danno iniziale ai bastoncelli, i fotorecettori della visione scotopica.
  • Restringimento progressivo del campo visivo: la perdita parte dalla periferia e si avvicina lentamente al centro. Nelle fasi avanzate si parla di "visione tubulare", come se il paziente guardasse il mondo attraverso un cannocchiale.
  • Difficoltà di adattamento: il passaggio da ambienti illuminati a luoghi bui — e viceversa — diventa progressivamente più lento e disturbante.
  • Riduzione dell'acuità visiva centrale: compare nelle fasi più avanzate, quando la degenerazione coinvolge anche la regione maculare.

Come arriviamo alla diagnosi

Il sospetto clinico nasce dall'anamnesi (familiarità, sintomi) e dall'esame del fondo oculare, ma la diagnosi richiede una serie di accertamenti strumentali specifici. Nella nostra pratica utilizziamo:

  • Elettroretinogramma (ERG): l'esame chiave. Documenta oggettivamente la riduzione della risposta elettrica della retina e si altera già nelle fasi precoci, anche prima che il fondo oculare mostri alterazioni evidenti.
  • Campo visivo computerizzato: quantifica l'estensione del danno funzionale e ne segue l'evoluzione nel tempo. È lo strumento principale per monitorare la progressione.
  • OCT (Tomografia a Coerenza Ottica): permette di valutare la struttura degli strati retinici e in particolare l'integrità della linea ellissoide, marker dello stato dei fotorecettori.
  • Autofluorescenza del fondo: evidenzia le alterazioni dell'epitelio pigmentato retinico, spesso prima che siano visibili al fondo oculare.
  • Test genetici: sempre più rilevanti, sia per la classificazione precisa della forma sia per accedere — quando disponibili — a percorsi di terapia genica mirata.

Il ruolo della iontoforesi retinica nella retinite pigmentosa

Diciamolo chiaramente: ad oggi non esiste una cura risolutiva per la maggior parte delle forme di retinite pigmentosa. La ricerca è attivissima, soprattutto sul fronte della terapia genica e delle protesi retiniche, ma nella pratica clinica quotidiana ci muoviamo nell'ottica di rallentare il decorso e sostenere il tessuto retinico residuo.

In questo scenario la iontoforesi retinica trova il suo spazio come terapia di supporto. Il razionale poggia su tre osservazioni principali della letteratura sulle distrofie retiniche:

  • Lo stress ossidativo è coinvolto nel danno: l'accumulo di radicali liberi nei fotorecettori e nell'epitelio pigmentato retinico contribuisce alla loro morte programmata. La veicolazione di sostanze antiossidanti (vitamina E, coenzima Q10) mira a contrastare questo meccanismo.
  • Il metabolismo retinico è particolarmente intenso: i fotorecettori hanno un fabbisogno energetico elevatissimo. Vitamine del gruppo B, taurina e altri substrati metabolici hanno un razionale di sostegno trofico documentato.
  • I fotorecettori residui meritano protezione: principi attivi neuroprotettivi come la citicolina possono favorire la sopravvivenza delle cellule ancora funzionanti.

🎯 Cosa ci aspettiamo dal trattamento

L'obiettivo della iontoforesi nella retinite pigmentosa è la stabilizzazione del quadro clinico nel tempo, non il recupero della funzione persa. Le cellule fotorecettoriali già scomparse non si rigenerano. Lo strumento con cui misuriamo l'andamento sono gli stessi esami che utilizziamo per la diagnosi: campo visivo, OCT, ERG. Questi esami vanno ripetuti a distanza di mesi per cogliere variazioni significative.

Quando rivolgersi al Vision Center Napoli

Se hai una diagnosi confermata di retinite pigmentosa, o se in famiglia ci sono casi documentati e tu noti i primi sintomi, il consiglio è non rimandare l'inquadramento specialistico. Una diagnosi precoce e un monitoraggio strutturato consentono di prendere decisioni terapeutiche tempestive e di accedere — quando indicato — a opzioni come la iontoforesi prima che il danno sia troppo avanzato. Presso il Vision Center Napoli dedichiamo alla prima valutazione il tempo necessario per raccogliere la storia clinica, eseguire gli accertamenti utili e discutere con te il percorso più sensato per il tuo caso specifico.

Avvertenza informativa. I contenuti del presente sito hanno finalità divulgativa e di educazione sanitaria, in conformità al Codice di Deontologia Medica (artt. 55-56-57) e alla Legge 3/2018 (cd. Legge Boldi) sulla pubblicità informativa sanitaria. Non costituiscono in alcun modo consulto medico né sostituiscono la visita specialistica. Ogni indicazione terapeutica deve essere valutata dal medico oculista previa visita personalizzata. Gli esiti dei trattamenti possono variare in base alle condizioni individuali del paziente. I medici dello studio sono iscritti all'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Napoli (OMCeO Napoli); qualifiche professionali, specializzazioni e numeri di iscrizione sono consultabili sul sito ufficiale dello studio: www.visioncenternapoli.it. Contenuti redatti e validati dai medici dello studio. Ultimo aggiornamento: April 2026.