Cos'è la degenerazione maculare

La degenerazione maculare legata all'età — sigla italiana DMLE, sigla internazionale AMD (Age-related Macular Degeneration) — colpisce la macula, ovvero l'area centrale della retina che gestisce la visione fine. È quella zona di pochi millimetri quadrati grazie alla quale leggiamo, riconosciamo i volti, distinguiamo i dettagli, vediamo i colori in alta risoluzione. Quando si ammala, i sintomi sono per il paziente immediatamente disabilitanti: la visione periferica resta integra, ma scompare proprio quella che serve per le attività più importanti.

La prevalenza cresce in modo netto con l'età: rara prima dei cinquant'anni, diventa una patologia con cui ci confrontiamo frequentemente in ambulatorio nelle fasce sopra i sessanta, con un'incidenza che aumenta significativamente tra i 65 e i 75 anni. Tra i fattori di rischio noti rientrano l'età avanzata, la familiarità, il fumo di sigaretta, l'ipertensione arteriosa, l'esposizione solare prolungata e alcune varianti genetiche.

Atrofica o essudativa: due forme molto diverse

Sotto lo stesso nome convivono due quadri clinici che richiedono approcci terapeutici molto differenti. La distinzione è cruciale perché orienta tutto il percorso del paziente — incluso se iontoforesi retinica è indicata.

Forma atrofica (secca) — l'indicazione della iontoforesi retinica

Rappresenta circa l'85-90% dei casi. È caratterizzata da una progressiva atrofia delle cellule dell'epitelio pigmentato retinico e dei fotorecettori sovrastanti, con accumulo di depositi giallastri sotto la retina chiamati drusen. La progressione è generalmente lenta — anni più che mesi — ma costante. Quando l'atrofia coinvolge il centro della macula si parla di atrofia geografica, condizione che può portare a importanti perdite funzionali.

Per questa forma, fino a poco tempo fa, in Europa non esistevano terapie farmacologiche risolutive approvate. La gestione era basata principalmente su monitoraggio, integrazione nutrizionale orale (formulazioni AREDS-like con luteina, zeaxantina, zinco, vitamine antiossidanti) e modifiche dello stile di vita. È in questo contesto che La iontoforesi retinica rappresenta una svolta: permette di portare luteina alla macula in concentrazioni significativamente superiori a quelle ottenibili con la sola via orale, con l'obiettivo di rallentare la progressione del processo atrofico.

Forma essudativa (umida) — anti-VEGF come standard

Meno frequente (10-15% dei casi) ma molto più aggressiva. È caratterizzata dalla crescita di neovasi anomali al di sotto o dentro la retina, che possono andare incontro a rottura, sanguinamento ed edema con rapidissima riduzione visiva — talvolta nell'arco di pochi giorni. Per questa forma disponiamo di terapie efficaci basate su iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF, che hanno cambiato radicalmente la prognosi visiva negli ultimi vent'anni.

La DMLE umida non è l'indicazione della iontoforesi retinica. Lo standard restano gli anti-VEGF, e questo è il modo corretto e onesto di presentare le opzioni al paziente.

Come si presenta nella vita quotidiana

I sintomi della DMLE sono spesso il motivo per cui il paziente arriva alla prima visita. I più comuni sono:

  • Linee dritte che appaiono ondulate o spezzate (metamorfopsie): è uno dei segnali più tipici. Il paziente nota deformazioni guardando l'incrocio di un mobile, le piastrelle del bagno, il telaio di una porta;
  • Macchia scura o vuota al centro del campo visivo (scotoma): la zona dove dovrebbe esserci ciò che si fissa appare offuscata o assente;
  • Difficoltà nella lettura: le lettere sembrano sfuocate, alcune parti delle parole "saltano";
  • Colori meno brillanti: i toni appaiono sbiaditi rispetto a prima;
  • Bisogno di più luce: serve un'illuminazione molto più intensa per leggere o cucire.

Un test di autocontrollo utile è la griglia di Amsler: una griglia quadrettata che il paziente fissa con un occhio per volta. Se le linee appaiono distorte o ci sono zone vuote, è il momento di chiamare lo specialista — soprattutto se i sintomi sono comparsi rapidamente, perché potrebbe trattarsi di una transizione verso la forma essudativa che richiede trattamento urgente.

Gli esami che eseguiamo

Per la DMLE l'imaging retinico è centrale. Nella nostra pratica i passaggi diagnostici tipici includono:

  • Esame del fondo oculare: per identificare drusen, alterazioni pigmentarie, aree di atrofia o segni di neovascolarizzazione;
  • OCT (Tomografia a Coerenza Ottica): l'esame chiave. Permette di studiare in dettaglio la struttura della macula, riconoscere le alterazioni precoci, distinguere forma secca e umida, monitorare con precisione l'evoluzione e quantificare lo spessore retinico maculare;
  • OCT-Angiografia: studia il letto vascolare retinico senza mezzo di contrasto. Utile soprattutto per identificare neovasi nella forma essudativa o componenti neovascolari occulte;
  • Autofluorescenza del fondo: evidenzia le alterazioni dell'epitelio pigmentato, spesso prima che siano visibili oftalmoscopicamente. È particolarmente utile per documentare e monitorare l'atrofia geografica;
  • Fluorangiografia: indicata nella diagnosi delle forme essudative quando l'OCT-A non è dirimente;
  • Densità del pigmento maculare (MPOD): parametro che quantifica la concentrazione di luteina e zeaxantina nella macula. Quando disponibile, fornisce un baseline e un parametro di follow-up molto utile.

La iontoforesi retinica nella DMLE atrofica: cosa aspettarsi

Nella degenerazione maculare atrofica la iontoforesi retinica si propone come terapia di sostegno trofico e antiossidante alle cellule maculari residue. L'obiettivo è triplice:

  • Aumentare la concentrazione di luteina nella macula, dove esercita la sua funzione protettiva contro lo stress fotoossidativo;
  • Rallentare la progressione dell'atrofia geografica e l'accumulo di drusen;
  • Stabilizzare il quadro clinico nel tempo, valutato con OCT, acuità visiva e sensibilità al contrasto.

I dati pubblicati a sei mesi dal trattamento mostrano: riduzione significativa delle drusen, miglioramento della densità del pigmento maculare e — in casi selezionati — miglioramento dell'acuità visiva e della sensibilità al contrasto dei colori. Per i dettagli clinici si rimanda alla pagina dedicata ai risultati.

📌 Sempre in un percorso integrato

La iontoforesi retinica non sostituisce nessuno degli interventi che già fanno parte del percorso DMLE: monitoraggio OCT periodico, integrazione nutrizionale, modifiche dello stile di vita (sospensione del fumo, controllo pressorio, dieta ricca di omega-3 e verdure a foglia verde), supporti per ipovisione nei casi avanzati. Si aggiunge a questi, non li rimpiazza.

Quando prenotare una valutazione al Vision Center Napoli

Se hai più di cinquant'anni il consiglio è eseguire controlli del fondo oculare con periodicità almeno biennale, anche in assenza di sintomi: la DMLE iniziale può essere completamente silente. La comparsa di linee distorte, di una macchia centrale o di un calo visivo improvviso richiede invece una valutazione tempestiva — in particolare se i sintomi compaiono rapidamente, situazione in cui sospettiamo sempre una forma essudativa che richiede trattamento urgente.

Presso il Vision Center Napoli dedichiamo alla valutazione delle patologie maculari un percorso specifico, con strumentazione OCT e tutto l'imaging necessario per arrivare a una diagnosi completa nella stessa giornata. Se la diagnosi conferma una DMLE atrofica negli stadi II o III, valuteremo insieme l'idoneità al trattamento di iontoforesi retinica.

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